Santa Maria Capua Vetere

Antica Capua Circuito Archeologico

Tel+39 0823 844206 – 08231831093 (biglietteria)

Mail drm-cam.museoanticacapua@beniculturali.it 

Website https://www.beniculturali.it/luogo/anfiteatro-campano#descrizione

Orari di apertura l’orario di visita invernale dell’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere nei giorni feriali è dalle 9.00 alle 14.00, con ultimo ingresso alle 13.30, mentre resta invariato nei giorni festivi. Orario di apertura: Gennaio 9.00-16.50 (ultimo ingresso ore 16.00), Febbraio 9.00-17.30 (ultimo ingresso ore 16.30), Marzo 9.00-18.00 (ultimo ingresso ore 17.00), Aprile 9.00-18.50 (ultimo ingresso ore 17.50), Maggio 9.00-19.30 (ultimo ingresso ore 18.30), Giugno 9.00-20.00 (ultimo ingresso ore 19.00), Luglio 9.00-20.15 (ultimo ingresso ore 19.00), Agosto 9.00-19.50 (ultimo ingresso ore 19.00), Settembre 9.00-19.00 (ultimo ingresso ore 18.00), Ottobre 9.00-18.00 (ultimo ingresso ore 17.00), Novembre 9.00-17.00 (ultimo ingresso ore 16.00), Dicembre 9.00-16.40 (ultimo ingresso ore 15.40). Chiusura settimanale: lunedì.

Anfiteatro Campano

L’anfiteatro campano è il fulcro del percorso di visita. Il monumento, che per importanza e dimensioni è secondo solo al Colosseo, è incluso in uno spazio verde in cui sono armonicamente inserite altre testimonianze della città romana: l’anfiteatro repubblicano, primo anfiteatro romano in muratura; l’edificio ottagonale di età imperiale, e il portico ellittico che circondava l’anfiteatro imperiale. L’anfiteatro campano, edificato in età flavia su modello del Colosseo tra lo scorcio del I sec. d.C. e il II sec. d.C., venne restaurato e decorato con colonne e statue da Adriano, ed inaugurato da Antonino Pio, come recita l’iscrizione rinvenuta da Alessio Simmaco Mazzocchi nel 1726. La grandiosa macchina per gli spettacoli, in grado di ospitare sino a 60.000 spettatori, dotata di ampi sotterranei per inscenare sontuosi spettacoli, sostituisce l’arena antica (130-90 a.C.), nota anche per la rivolta di Spartaco del 73 a.C., completamente demolita sul finire del I sec. d.C. La costruzione dei due anfiteatri in un’area già occupata da una vasta necropoli si connette significativamente all’origine dei combattimenti gladiatorii, i giochi funebri che si celebravano in onore di personaggi illustri e, a volerne suggerirne la relazione, è una tomba ricomposta nello spazio tra le due arene. L’area era appena fuori dalle mura della città, strettamente connessa alla via Appia, costruita nel 313 a.C. da Appio Claudio Cieco con il contributo dell’aristocrazia capuana per collegare Roma e Capua, strette da tempo da interessi e vincoli di amicitia. La rovina del “Colosso” è legata alla fine della millenaria storia di Capua antica. Il saccheggio e l’incendio dei Saraceni nell’841 causarono la traslazione della città. Alla metà del IX sec. d.C., l’anfiteatro divenne rocca difensiva di una città ormai quasi deserta e fu definito Colossum, Berolais, Berolassi, ovvero, Virilasci o Vorlasci. Dall’856 la popolazione si rifugiò nell’ansa del Volturno, sede dell’antica Casilinum, dove sorgerà la “nuova Capua”, mentre la città antica si sfaldò in tre borghi distinti dal nome delle chiese di Sant’Erasmo, San Pietro e Santa Maria Maggiore e, proprio da quest’ultimo, a partire dal XVIII secolo, si svilupperà la città odierna che rimarca con la denominazione di Capua Vetere la propria identità storica.

Museo del Gladiatori presso l’Anfiteatro campano

A Capua, sede della più importante scuola e della prestigiosa familia gladiatoria istituita nel 49 a.C. da Giulio Cesare, non poteva mancare un museo dedicato agli eroi dell’arena. Nella prima sala si presentano i giochi gladiatorii, con pannelli, suggestivi video, copie delle armature rinvenute a Pompei, e un plastico che mostra l’anfiteatro sia nella sua forma originaria che come rudere. Sono inoltre esposte testimonianze della storia del sito, da necropoli a quartiere degli spettacoli. Busti superstiti delle divinità del portico, in alto sulla parete, invitano ad accedere nella seconda sala dove è ricostruito un settore della cavea con alcuni bassorilievi marmorei.

Museo Archeologico dell’Antica Capua e Mitreo

Il Museo archeologico dell’antica Capua è ospitato in un edificio ottocentesco che ingloba la torre medioevale di Sant’Erasmo, ove nacque nel 1278 Roberto d’Angiò, che a sua volta fu costruita sui resti del Capitolium, tempio dedicato alla triade capitolina.
I materiali archeologici sono presentati in nove sale e ordinati cronologicamente: la preistoria, l’età del ferro,l’età arcaica, la città etrusca, e quella dei cavalieri campani, i santuari e l’affermarsi dell’architettura monumentale, ed infine il santuario di Fondo Patturelli famoso per le statue in tufo delle matres.
Il Mitreo (II secolo d.C.) è uno dei più importanti luoghi del culto mitriaco. Fu scoperto nel 1922 e aperto al pubblico dal 1937. Vi si accede da un piccolo edificio a torretta decorato all’antica, da cui si discende negli ambienti sotterranei, il vestibolo e la sala dedicata al rito, che conserva la famosa pittura di Mitra che uccide il toro.

Basilica di Santa Maria Maggiore

Tel: +39 0823846640
Orari di apertura: Lunedì-Domenica 8-10; 18-19.30. Ingresso gratuito.

Il Duomo di Santa Maria Capua Vetere, la cosiddetta Basilica di Santa Maria Maggiore, non è sempre stata la chiesa che ci appare oggi, a fare da cornice in Piazza Matteotti.
La sua storia risale al V secolo, realizzato per volere di San Simmaco con materiali di spolio da edifici che avevano abbellito Capua antica nel periodo romano. Simmaco, vescovo della città (che diventerà con la Vergine Assunta il patrono cittadino) iniziò la costruzione della Basilica per accogliere le reliquie di San Prisco, rinvenute da Santa Matrona presso l’omonima cittadina.

I primi lavori di costruzione della Basilica di Santa Maria Maggiore risalgono al 432, voluti da San Simmaco dopo il Concilio di Efeso del 431. Durante questa grande assemblea di tutti i vescovi della cristianità tenutasi in Asia Minore, fu data molto importanza alla figura di Maria Madre di Dio. Da questo momento in poi, quindi, furono edificate molte chiese dedicate al culto della Madonna, tra cui la Basilica sammaritana. Il culto cittadino prima era celebrato soprattutto nella Chiesa Costantiniana, nei pressi dell’attuale Chiesa della Madonna delle Grazie.
Questa chiesa, denominata Catabulum dalla tradizione popolare, risalente al 315 fu realizzata dopo l’Editto di Costantino che riconosceva ufficialmente la religione cristiana. Attualmente nel cortile di un’abitazione privata in via del Convento delle Grazie, inizialmente si pensava fosse un edificio termale. Soltanto negli ultimi decenni, a seguito di nuovi scavi e indagini, si è arrivati alla conclusione che questa fosse il primo edificio cristiano in città. Costituito da una base quadrata, con corpo ottagonale, finestre e cupola a padiglione, l’edificio ha un’importanza estremamente rilevante nella storia dell’architettura tardo antica in Italia. Il culto della chiesa costantiniana fu attribuito a Santo Stefano ma ben presto questo fu spostato nella cattedrale di Capua Nova. Questa fu dedicata ai SS Stefano e Agata, e lì successivamente fu posta la sede della curia vescovile. La chiesa costantiniana, quindi, sarà dedicata alla Madonna delle Grazie, venerata nella chiesa moderna e nel vicino convento fino ai nostri giorni.

Dopo il declino dell’Impero romano, l’antica Capua ebbe un lungo periodo di decadenza, dovuto alle continue e ripetute invasioni barbariche. Prima la calata dei popoli germanici, come Goti nel 410 e Vandali nel 455, poi la guerra gotica, devastarono molto gravemente la zona. A questo clima di miseria seguì l’arrivo dei Longobardi in Campania nel 570. Ben presto Capua vetere divenne sede del gastaldato (divisione amministrativa tipica del medioevo) nel 620 e della contea nel 640. Un anno importantissimo per la storia medievale di Capua e della sua basilica fu il 787. Nella chiesa sammaritana si ebbe il perdono di Carlo Magno ad Arechi II, principe longobardo di Benevento, ufficializzato da un trattato di pace dopo la sconfitta di Desiderio a Pavia, che per due secoli permise ai Longobardi di governare fino all’Italia Meridionale. Arechi, come ringraziamento ampliò quindi la pianta della basilica, aggiungendo una quarta e una quinta navata laterali.

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